Il CASHMERE si ricava in primavera dal sottovello, molto fine e soffice e generalmente più corta del vello principale (giarra) della CAPRA CASHMERE. La raccolta della fibra avviene secondo due tecniche: la pettinatura, mediante pettini dai denti lunghi e ravvicinati, che permette di ottenere una massa con resa elevata (circa il 60%), e la tosatura. In entrambi i casi segue la degiarratura, cioè la separazione di giarra e sottovello; con la tosatura si ricava fibra di minor lunghezza e una minor resa.

Ogni capra produce in media da 60 a 170 g di sottovello all’anno, con una finezza elevatissima dato il diametro molto ridotto della lana, pari a 11-18 µm (micron), molto minore rispetto ai 20-24 µm della lana prodotta da pecore di razza Merinos. Il sottovello viene poi filato, a filo singolo, doppio, triplo o più e può essere mescolato con altre fibre pregiate (pura lana vergine, seta, lino, canapa o altre). Alla fine viene sottoposto al finissaggio, una procedura di lavaggio che lo rende particolarmente vellutato e morbido.

 

 

 

Il diametro e la lunghezza del Cashmere sono influenzati da vari fattori: patrimonio genetico, stato di salute, ambiente di allevamento (ad altitudine maggiore la lunghezza, la resa e la durata di accrescimento della fibra sono maggiori, mentre il diametro non subisce variazioni). L’alimentazione influisce sul diametro della fibra: contenuti energetico e proteico elevati causano ispessimento della fibra.
Per le sue caratteristiche di elevata termicità e leggerezza, unitamente alla limitata produzione e agli elevati costi di produzione, il Cashmere risulta essere tra le fibre più pregiate.

 

 

 

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